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Cambiamenti climatici e sonno: ecco perché dormiremo tutti 40 minuti in meno!

24-10-2017

Molte volte abbiamo raccontato attraverso le pagine di questo sito, come e perché la temperatura della stanza da letto sia importante per una buona qualità del riposo. 
L’eccessivo calore corporeo ed una temperatura superiore ai 21-22 gradi nell’ambiente in cui dormiamo, infatti, sono fattori in grado di influenzare negativamente la capacità di addormentarci e mantenere il sonno per tutta la notte. 
Uno studio clinico molto recente ci spiega perché anche i cambiamenti climatici degli ultimi anni influenzano la qualità e soprattutto la durata del nostro sonno

La relazione dannosa tra caldo e sonno: tutti i numeri 

La lunga ricerca clinica svolta da Nick Obradovich del Dipartimento di Scienze Politiche e Medicina dell’Università della California di San Diego,  ha analizzato i dati raccolti dal Centro Americano per il Controllo e la Prevenzione delle Malattie tra il 2002 e il 2011 su ben 765.000 americani, ai quali periodicamente sono state fatte numerose domande su stile di vita e qualità del sonno
Le informazioni sono state poi incrociate con i dati sul clima (attraverso lo storico di temperatura e precipitazioni) provenienti dal Centro Americano per le Informazioni Climatiche e Ambientali (NCEP) e le conclusioni hanno suscitato un certo clamore nella comunità scientifica internazionale. 

Un aumento della temperatura di circa 1 grado oltre la media stagionale, infatti, ha comportato un peggioramento della qualità del sonno, quantificato in circa 3 giorni di insonnia nell’arco di un mese, ogni 100 persone
Questi dati, proiettati sugli oltre 300 milioni di americani, significano più di 9 milioni di notti insonni al mese…ed oltre 110 milioni in 1 anno. 

Quali previsioni per il futuro del clima e del riposo? 

Il riscaldamento globale è un fenomeno apparentemente molto difficile da arrestare o anche solo rallentare.  
Visto il ritmo con cui attualmente la temperatura ambientale cresce ogni anno, i ricercatori dell’Università della California, assieme a quelli del Centro per la Simulazione del Clima della NASA, stimano che entro il 2050 la temperatura globale aumenterà di 2 gradi, con una perdita di sonno stimata in circa 40 minuti a settimana e dunque 1.6 ore al mese, ogni 100 persone. 

Perché il problema interessa anche noi? 

Perché il progressivo e inarrestabile innalzamento della temperatura ambientale è un problema globale, che affligge la terra nel suo insieme e non soltanto gli Stati Uniti, dove il fenomeno viene maggiormente studiato. 
E se si parla spesso di eventi atmosferici estremi (uragani, tifoni, monsoni, siccità e desertificazione), come conseguenza dell’aumento della temperatura della terra e degli oceani, le conseguenze del calore sulla qualità del sonno, non sono mai state indagate a fondo, prima di questo studio. 

La maggiore incidenza di alcuni disturbi del sonno come insonnia da caldo, difficoltà di addormentamento e risvegli frequenti, correlati al calore eccessivo e prolungato, si fa maggiormente evidente nei bimbi piccoli, nelle persone con più di 65 anni e nelle fasce della popolazione più disagiate, che quindi non possono permettersi l’utilizzo dei condizionatori d’aria, durante i periodi di caldo intenso, come l'estate appena conclusa. 
Considerando l’impatto dell’insonnia sulla salute fisica e mentale e sulla vita quotidiana, sociale, familiare e lavorativa, di uomini e donne in tutto il mondo, è innegabile che un rapporto così stretto tra caldo e sonno insufficiente, non possa passare inosservato. 

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